Il mulino di Boly

Lourdes è una cittadina di quasi 5000 abitanti, la cui economia si basa sull’agricoltura, sulla pastorizia  e sull’attività dei mulini allora molto attivi e fiorenti.

Il mulino di Boly è il luogo dove nasce Bernadette nel 1844, è il “mulino della felicità” perché lì quella famiglia nata dallo straordinario amore tra papà François e mamma Louise trascorre in agiatezza e serenità dieci anni. Bernadette lo lascerà per i suoi primi due anni per andare a balia a Bartrès a casa di una cliente del mulino, Marie Aravant, che aveva perso un bambino di pochi giorni. Mamma Louise, infatti, non può più allattarla a causa di un incidente domestico. Nel mulino oggi tutto è rimasto com’era, ad eccezione dei mobili che i Soubirous furono costretti successivamente a vendere. Era, a quell’epoca, una dimora accogliente; i mugnai, infatti, appartenevano al ceto medio. La famiglia viveva in un’atmosfera di serenità, di fede, di preghiera e di accoglienza dei poveri. Si lavora tutti insieme e tutti insieme si prega la mattina, la sera si recita sempre il rosario, così Bernadette impara le due uniche preghiere in francese: l’Ave Maria e il Padre Nostro. Per il resto, continuava a parlare sempre e solo in dialetto.

Ma durante questi dieci anni si cominciano a manifestare gli eventi negativi che porteranno lentamente alla rovina la famiglia Soubirous: la malattia e la morte di diversi fratellini (dei nove nati solo quattro ne sopravvivranno), l’epidemia di colera che lascerà per sempre in Bernadette il segno di una grave asma, la perdita di un occhio del papà in un incidente di lavoro e l’inesorabile cambiamento della rivoluzione industriale che decreta la fine dei piccoli mulini a favore di quelli a carbone più redditizi. A poco a poco la famiglia cade nella miseria più nera, non ci sono più i soldi per mangiare  e, soprattutto, per pagare l’affitto.

Nel mese di giugno del 1854 i Soubirous, completamente rovinati, sono costretti a lasciare “il mulino della felicità”.

François cercherà una sistemazione più modesta, lavorerà come bracciante a giornata, Louise laverà i panni, ma tutto sarà inutile: ormai i Soubirous non possono più sopravvivere e dopo tre anni di tentativi e di peregrinazioni finiscono al “cachot”.

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